FATTORI DI RISCHIO

Molte malattie cardiovascolari possono essere evitate o ritardate facendo un’attenta prevenzione. Ma che vuol dire fare prevenzione?

Vuol dire ridurre o azzerare i fattori di rischio che contribuiscono alla loro insorgenza.

I fattori di rischio si dividono in due classi:

      •Controllabili: obesità; elevato consumo di sale; fumo; elevato consumo di alcool; scarsa attività fisica; stress; diabete mellito; ipertensione arteriosa;    dislipidemia.

      •Non controllabili: razza; ereditarietà; età

Ipertensione arteriosa

Ogni volta che il cuore batte spinge il sangue attraverso le arterie del corpo. La pressione arteriosa è la quantità di forza esercitata dal sangue contro le pareti delle arterie. La pressione viene espressa mediante una coppia di valori, il valore massimo si definisce “pressione sistolica” e il valore minimo “pressione diastolica”. Durante la sistole il ventricolo si svuota e spinge una certa quantità di sangue nell’aorta, la quale si distende per accoglierlo, in tale fase si registra nelle arterie un picco di pressione (pressione massima o sistolica). Alla fine della sistole il ventricolo sinistro si rilascia e si riempie di sangue (diastole), in tale fase la pressione nelle arterie cala e il valore più basso (pressione minima o diastolica) è raggiunto subito prima della nuova contrazione. La pressione che il sangue esercita nelle arterie non è sempre la stessa e varia con l’attività fisica, con il sonno, con la digestione, con le emozioni. Una pressione arteriosa normale dovrebbe essere inferiore a 135/85 mmHg. Tali limiti di normalità sono uguali per tutti gli individui adulti, indipendentemente dall’età e dal sesso. Si definisce ipertensione arteriosa uno stato costante, non occasionale, in cui la pressione arteriosa è elevata rispetto ai valori considerati normali. L’ipertensione costituisce un importante sovraccarico per il cuore ed il sistema circolatorio. Se l’ipertensione persiste per lungo tempo, si possono manifestare malattie del cuore e delle arterie che provocano danni come l’ictus cerebrale, lo scompenso cardiaco, l’insufficienza renale, l’impotenza e l’infarto del miocardio. Quindi l’ipertensione va prevenuta e curata, senza aspettare di avere sintomi particolari. L’ipertensione arteriosa può essere pericolosa perché solitamente non dà sintomi, talvolta invece può manifestarsi con mal di testa, confusione, ronzii auricolari, perdita di sangue dal naso, visione di mosche volanti o lampi scintillanti. Molte persone hanno alti valori di pressione arteriosa per anni senza saperlo. L’unico modo per scoprire se si è ipertesi è controllarla regolarmente. Esistono due tipi di ipertensione arteriosa: una detta “essenziale” e una “secondaria”. Nel primo caso non esistono cause ben definite mentre nel secondo vi sono malattie renali o tumori alla base dell’insorgenza dell’ipertensione .

Diabete

Il diabete è una patologia cronica, ossia una malattia che può essere controllata, curata e gestita, ma che non guarisce mai del tutto. La forma più diffusa è il diabete di tipo 2 e interessa circa il 90% delle persone affette dalla patologia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il diabete mellito (termine scientifico per il diabete) come “un disordine metabolico a eziologia multipla, caratterizzato da iperglicemia cronica con alterazioni del metabolismo dei carboidrati, grassi e proteine, risultanti da difetti della secrezione insulinica e dell’azione insulinica”. Il diabete è una malattia caratterizzata, innanzitutto, da alcune alterazioni del metabolismo, ovvero l’insieme delle reazioni chimiche che, tra le alte cose, trasformano il cibo in energia. In caso di malattia, infatti, gli zuccheri e i lipidi (cioè i grassi) introdotti attraverso l’alimentazione non vengono trasformati in modo corretto. Inoltre, in presenza di diabete si assiste ad una persistente instabilità del livello di glucosio (la glicemia) nel sangue. Il principale responsabile di questi due fenomeni è il difetto assoluto o relativo di un ormone dell’organismo umano: l’insulina. Si tratta di una sostanza secreta dalle β-cellule (beta-cellule), un gruppo di cellule contenute nelle isole di Langherans, una delle componenti del tessuto del pancreas. Il pancreas continua a produrre insulina, anche se spesso in scarse quantità, ma l’organismo non riesce a utilizzare l’ormone. Quindi si assiste a un doppio difetto: la secrezione di insulina è scarsa e il suo campo di azione è ostile, poiché le cellule bersaglio dimostrano un’inconsueta resistenza. Di conseguenza, gli zuccheri non penetrano nelle cellule, non vengono metabolizzati e la glicemia si alza. In condizioni normali i livelli di glicemia a digiuno si attestano sotto la soglia di 100 mg/dl (milligrammi per decilitro di sangue). Quando i valori di glucosio nel sangue superano (in più misurazioni) questo limite, significa che c’è qualcosa che non va. In genere, quella compresa tra 100-125 mg/dl è considerata una fascia a rischio. Significa che la persona soffre di un’alterata glicemia a digiuno; di conseguenza se non si interviene con la giusta prevenzione, ossia modificando lo stile di vita (ad esempio riducendo l’apporto alimentare di carboidrati e svolgendo regolare attività fisica), è probabile che sviluppi la malattia nel corso del tempo.

Si può parlare di diabete quando il livello di glicemia a digiuno, controllato più volte, risulta superiore a 126 mg/dl.

Il diabete tipo 2, soprattutto durante le fasi iniziali, è molto difficile da riconoscere perché non sempre causa manifestazioni eclatanti. Quando si manifesta, il diabete causa sintomi ben precisi, che anche se lievi, sono abbastanza caratteristici:

  • la poliuria, quando la minzione aumenta
  • La polidipsia, quando la sete è troppa
  • La polifagia, quando la fame diventa eccesiva
  • L’astenia, quando la stanchezza non passa mai
  • Dimagrimento, quando la perdita di peso è inspiegabile
  • La riduzione della visione, quando gli occhi mandano segnali strani
  • Il prurito e le infezioni, quando le parti intime vengono aggredite
  • Le variazioni di umore, quando l’irritabilità e la depressione colgono di sorpresa.

Al primo accenno di sintomi connessi al diabete è importantissimo rivolgersi al proprio medico. 

Dislipidemia

Con il termine di dislipidemia si intende un aumento dei livelli dei lipidi nel sangue (colesterolo, trigliceridi, fosfolipidi e/o acidi grassi liberi). I lipidi plasmatici sono insolubili e possono circolare nel sangue solo in associazione con proteine specifiche (apolipoproteine) e il complesso che si viene così a formare costituisce una lipoproteina. Si distinguono quattro tipi di lipoproteine: chilomicroni, VLDL,LDL e HLD . Le dislipidemia vengono distinte in primitive e secondarie. Le dislipidemie primitive sono causate da difetti genetici nel metabolismo di lipidi e lipoproteine (ad esempio assenza o difetti del recettore per le LDL o delle Apo B che provocano ipercolesterolemia). Le dislipidemie secondarie possono insorgere come conseguenza di patologie (obesità, diabete, insufficienza renale, etc.), assunzione di alcool, farmaci (es. diuretici tiazidici) oppure ormoni (es. steroidi, contraccettivi orali). Le dislipidemie secondarie possono coesistere con le dislipidemie primitive. Le dislipidemie non danno sintomi ma, a lungo andare, favoriscono l’aterosclerosi delle arterie . L’aterosclerosi delle arterie genera dei restringimenti, o stenosi , che causano importanti e gravi malattie. Se l’arteria è una coronaria (le arterie del cuore) si può avere un infarto cardiaco, se l’arteria porta sangue al cervello si può avere un ictus, se porta il sangue ai reni si può avere insufficienza renale, se porta il sangue al pene si può avere impotenza, se porta sangue alle gambe dolori nel camminare . Solo alcuni tipi di colesterolo (colesterolo “cattivo”) aumentano il rischio di aterosclerosi : si tratta del colesterolo totale, del colesterolo LDL e dei trigliceridi. Un altro tipo di colesterolo, quello HDL (colesterolo “buono”), riduce invece la probabilità di aterosclerosi. Livelli estremamente elevati di lipidi circolanti nel sangue possono determinare xantelasmi palpebrali, xantomi cutanei (lesioni giallastre e ceree) o tendinei (soprattutto a livello del tendine d’Achille, del gomito e del ginocchio. Altri sintomi possono comprendere parestesie, dispnea e confusione, mentre l’ipertrigliceridemia severa incrementa il rischio di pancreatite acuta. Per prevenire le conseguenze delle dislipidemie è importante tenere regolarmente sotto controllo i livelli plasmatici del colesterolo, dei trigliceridi e delle singole lipoproteine. Il trattamento, quando necessario, comprende cambiamenti dello stile di vita (es. regolare esercizio fisico, correzioni dietetiche, integratori alimentari etc.) e l’impiego di farmaci ipolipemizzanti.

Fumo di sigaretta

Schiaccianti evidenze dimostrano i rischi cardiovascolari connessi al fumo attivo e passivo ed i benefici derivanti dalla cessazione dell’abitudine tabagica. Il fumo infatti stimola l’ aterosclerosi attivando i radicali liberi e altri ossidanti, favorisce la risposa infiammatoria inducendo disfunzione vasomotoria ed endoteliale, favorisce la proliferazione delle cellule della muscolatura liscia e la disfunzione piastrinica : la conseguenza è la formazione di trombi nelle arterie. Il fumo modifica il profilo lipidico e induce bruschi aumenti della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca e stimola l’attività simpatica . Abolire il fumo di sigaretta riduce significativamente il rischio di morbilità e mortalità cardiovascolare ed il rischio di malattia cardiovascolare .

Ereditarietà

Alcune malattie cardiovascolari hanno un elevato grado di familiarità. Questo significa che se un parente di primo grado soffre di ipertensione arteriosa, oppure ha avuto un infarto o un ictus, la probabilità di ammalarsi della stessa malattia è molto alta. Questo vale anche per alcuni fattori di rischio implicati nelle malattie cardiovascolari e principalmente per il diabete e per le dislipidemie. In questi casi saranno necessari attenti e ripetuti controlli medici e l’abolizione di tutti gli altri fattori di rischio “modificabili”.

Età

Il rischio cardiovascolare aumenta con l’età. Con il passare degli anni aumentano i valori di pressione,i livelli nel sangue del colesterolo, la glicemia, ma anche il peso corporeo perché gli anziani svolgono meno attività fisica e hanno un metabolismo più lento.

Obesità

Il sovrappeso e l’obesità sono un fattore di rischio in aumento nel nostro paese. Le cattive abitudini alimentari e la vita sedentaria stanno facendo aumentare il numero degli obesi che inevitabilmente andranno incontro a malattie cardiovascolari e al diabete. Normalmente si utilizzano come parametri, per stabilire il grado di obesità, l’indice di massa corporea BMI e la circonferenza addominale. La circonferenza addominale nelle donne non deve superare gli 80 cm mentre negli uomini non oltre i 94 cm.

Questa è la formula per calcolare il BMI:

BMI= Peso (KG) / Altezza x altezza (m2)

E questa è la tabella :

< 18,5           sottopeso

18,5-24,9      normopeso

25-29,9         sovrappeso

> 30              obeso

Razza

Esistono delle differenze per quanto riguarda l’incidenza di alcune malattie cardiovascolari nelle diverse razze. L’ipertensione arteriosa, per esempio, risulta essere più frequente nella razza nera. Per quanto riguarda il colesterolo le popolazioni asiatiche hanno valori più bassi ma è stato anche rilevato che le popolazioni asiatiche del sud hanno una incidenza di malattie cardiovascolari più elevata.

Sesso

Il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari è differente tra i due sessi. Durante l’età fertile la donna è “ protetta” dagli ormoni estrogeni ma dopo la menopausa il rischio aumenta. Per gli uomini il rischio è più alto prima dei 65 anni mentre per le donne aumenta dopo i 65 anni e risulta addirittura più alto che negli uomini della stessa fascia di età.

Attività fisica

L’attività fisica regolare è il migliore e più economico farmaco che abbiamo a disposizione per prevenire ma anche per curare moltissime malattie cardiovascolari. L’attività fisica regolare aiuta a perdere peso, ad abbassare la pressione arteriosa, ad abbassare il colesterolo “cattivo”, ad aumentare il colesterolo “ buono”, ad abbassare la glicemia , a ridurre lo stress e aiuta il cuore a rimanere efficiente. L’esercizio fisico più salutare per l’apparato cardiocircolatorio è quello aerobico che andrebbe praticato almeno 3-4 volte la settimana per almeno 30 minuti. Le attività aerobiche consigliate sono la corsa, la camminata a passo svelto, la bicicletta, il nuoto. Se non si riesce a praticare questi sport è comunque utile provare a prendere alcune abitudini nella vita quotidiana come: andare a lavorare a piedi o in bicicletta, fare le scale e non prendere l’ascensore, andare a piedi il più possibile, fare giardinaggio, andare a ballare, uscire con il cane.